domenica 27 febbraio 2011
venerdì 25 febbraio 2011
sabato 19 febbraio 2011
venerdì 18 febbraio 2011
domenica 13 febbraio 2011
FORUM Sociale
| FORUM SOCIALE: SI CONCLUDE OGGI A DAKAR L'11ESIMA EDIZIONE |
(ASCA) - Roma, 11 feb - Lotta ai cambiamenti climatici; sviluppo dell'agricoltura e sostegno alla sovranita' alimentare. Questi i temi principali affrontati nel corso del Forum Sociale Mondiale conclusosi oggi a Dakar, Senegal. Il Forum, aperto lo scorso 6 febbraio, ha registrato una partecipazione maggiore rispetto a quanto previsto. Si parla di 45.000 partecipanti: quasi tutti i Paesi africani rappresentati, con delegazioni che hanno portato al forum le principali istanze sociali delle rispettive Nazioni d'origine. Grande attenzione agli spazi di espressione gestiti dai giovani, dalle donne e dai sindacati. Numerose le conferenze di analisi sulla crisieconomica e sociale, sulle violenze che attraversano il Maghreb e laPalestina, sulla cooperazione sud-sud, e sulle proteste di queste ultime settimane in Tunisia ed Egitto. Durante l'11esima edizione del Forum e' stata ribadita la necessita' di combattere per la ''giustizia climatica e la sovranita' alimentare'' lanciando un appello affinche' le popolazioni del mondo agiscano insieme per il bene comune. Altro tema molto sentito e' stato quello della difesa del lavoro dei piccoli agricoltori. Contrastare la violenza contro le donne, sia domestica che sociale, e' stato un altro argomento al centro del dibattito dei diversi panel e workshop. Per quanto riguarda la presenza italiana al Forum, piu' di cento persone si sono ritrovate mercoledi' sera nella sala dell'Universita' Cheick Anta Diop per condividere la Carta di intenti in vista di un ''Forum Sociale'' che si terra' a Genova in occasione del decennale di G8 2001. Presenti tra gli altri Arci, Flair, Cgil, Mani Tese, Cospe, Legambiente, Caritas Migrantes, Uisp. Sabato 19 febbraio e' convocata a Genova una riunione delle organizzazioni per lavorare al programma. |
sabato 29 gennaio 2011
lo sterminio dei Rom e dei Sinti...
Lettera a Napolitano:
nessuno ricorda lo sterminio dei Rom e dei Sinti
«Dalle baracche vedevamo gli ebrei
colonne incamminate diventare colonne verticali, di fumo.
Erano lievi, andavano a gonfiare gli occhi del loro dio affacciato.
Noi non fummo leggeri, la cenere degli zingari non riusciva ad alzarsi in cielo.
Ci tratteneva in basso la musica suonata e stracantata intorno ai fuochi degli accampamenti.
Noi, zingari d'Europa, da nesun dio presi a sua testimonianza,
bruciammo senza l'odore della santità,
bruciammo tutti interi,
chitarre con le corda di budella».
Illustrissimo signor Presidente, nel Giorno della Memoria le massime autorità dello Stato hanno ricordato la Shoah, lo sterminio del popolo ebraico. Ma anche il 27 gennaio di quest'anno per noi, Rom e Sinti d'Italia, nessun riconoscimento istituzionale per i nostri morti (più di un milione di cui, oltre 500.000 nei campi di concentramento nazisti). Come se non fosse successo, come se non fosse stato anche per loro, come per gli ebrei, la più grande vergogna della storia dell'uomo: lo sterminio su base razziale.
Una vergogna che riguarda anche l'Italia. Nella circolare del ministero degli Interni dell'11 settembre 1940 è scritto: «est indispensabile che tutti zingari nazionalità italiana certa aut presunta, siano controllati et rastrellati più breve tempo possibile et concentrati sotto rigorosa vigilanza in località meglio adatte ciascuna provincia».
Cominciarono retate e deportazioni negli oltre 50 campi di concentramento italiani, tra cui: Perdasdefogu in Sardegna, Bojano e il convento di San Bernardino ad Agnone, Gonars, provincia di Udine, Tossicìa, provincia di Teramo. E ancora: Viterbo, Montopoli Sabina, provincia di Rieti, Collefiorito provincia di Roma, le isole Tremiti, Ferramonti di Tarsia provincia di Cosenza, poi Gries a Bolzano, detta anche «l'anticamera di Auschwitz» dove sono morti oltre 20.000 Rom e Sinti.
Lo sterminio i rom lo chiamano Porrajmos: divoramento, distruzione. Un ricordo carico di paura e di dolore, ma anche qualcosa di più perché non ce lo riconoscono, perché ignorandolo è più facile aggirare la spinosa questione di tanti "piccoli porrajmos" quotidiani nella segregazione dei "campi nomadi", con le persone discriminate, aggredite con le bombe molotov, buttate in strada in pieno inverno con i loro bambini, accusate, come succedeva nel ’38 di essere «delinquenti antropologici» ‑ tutti criminali. Ricordarlo vorrebbe dire fare in modo che non si ripeta mai neanche una minima parte di questi orrori.
Per questo ci rivolgiamo a Lei, signor Presidente, certi della Sua sensibilità e attenzione, per un gesto di riconoscimento.
di Dijana Pavlovic
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